TOLSTOJ E LA COMPASSIONE PER I VIVENTI

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di Giulio Sapori

Tolstoj, oltre a essere il famoso scrittore di romanzi come Guerra e pace, Anna Karenina, Resurrezione,  fu anche un prolifico saggista.


Tra gli argomenti che trattò nei suoi scritti vi fu anche il vegetarismo, a cui si era 'convertito' nel 1885, a seguito di una crisi spirituale.
Durante quel periodo, Tolstoj guardò la sua vita passata come un qualcosa di sporco e disordinato da cui occorreva purificarsi. La vera vita, a cui volle convertirsi, doveva essere guidata da un solo, grande, principio: ama il prossimo tuo. L'unico comandamento di Cristo che andrebbe praticato. Tutti i giorni.

Per Tolstoj, il Prossimo non è solo l'altro uomo, ma tutte le creature.
La sua religiosità è anticlericale. Bisogna amare la vita, non il potere. Il potere è qualcosa che corrompe. Come la violenza. Per questo la rivoluzione o parte dalla coscienza del singolo o è condannata a ripetere le ingiustizie passate


Avere il coraggio di dire sì alla vita, al suo rispetto, comporta dire no a questo ordine del mondo, in cui guerre e mattatoi sono la normalità.
"Finché esisteranno macelli, esisteranno campi di battaglia", scrisse, vedendo un legame tra la carneficina legalizzata di animali e il massacro legalizzato di uomini.  

Di fronte a questa Follia razionalizzata, alla necrofilia e all'amore perverso per la violenza, Tolstoj risponde con la pratica della nonviolenza, con l'essere un esempio di un modo diverso di vivere.

In cosa consisteva una pratica di vita nonviolenta?
Prima di tutto, nel limitare la sfera dei piaceri, come fanno tutti i viventi. A differenza dei bisogni, i piaceri sono illimitati, ci spingono a volere sempre di più. Ci possiamo liberare da questo circolo vizioso e infelice solo alleggerendo la nostra vita dalla zavorra del superfluo. Affamare l'avidità e la volontà di possesso.

La rinuncia ai piaceri del lusso però non basta. Occorre esercitare attivamente la pietà e la giustizia, per tentare di oltrepassare quel mare di sangue e sfruttamento di cui è intrisa la civiltà.
Il vegetarismo diventa, allora, un modo per rappresentare, in questa vita qui, un diverso modo per relazionarsi con il mondo vivente. Un diverso modo di vivere. In conformità con quel principio eterno che per Tolstoj è il principio dell'amore.

Nella lettera qui sotto, Tolstoj sintetizza il motivo della sua scelta vegetariana e di compassione universale:

Elena Andreevna!


La vostra indignazione all'idea degli animali torturati e uccisi per soddisfare l'avidità umana non è sentimentalismo bensì un sentimento fra i più leciti e naturali. Ma non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali, come dite voi; bisogna invece agire in conformità di ciò a cui vi spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita.
Sono convinto che nel prossimo secolo la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarianismo si diffonde molto rapidamente: a Londra, dove vent'anni fa non si poteva trovare cibo vegetariano, esistono già ristoranti vegetariani. So, da intimi amici, che più di trenta persone hanno smesso di consumare la carne durante questi ultimi anni. Vi avverto, tuttavia, che se smetterete di mangiar carne, incontrerete una fortissima resistenza, anzi un'irritazione, da parte dei vostri familiari, e vi verrà dimostrato con la scienza che la carne è indispensabile all'uomo e che vi danneggiate e vi create difficoltà domestiche. Tutti noi abbiamo subìto tutto ciò, ma se si agisce con convinzione, tutte le dimostrazioni rimarranno senza effetto, come rimarrebbero senza effetto le dimostrazioni che per mantenere la salute bisogna mangiare gli uomini. Forse voi domanderete, oppure vi sarà detto: «Se non bisogna uccidere i polli e i montoni, perché allora sterminare i topi, gli scarafaggi, eccetera?». A ciò rispondo sempre che la compassione per gli animali è la più preziosa qualità dell’uomo e io (come uomo) sono tanto più felice quanto più la sviluppo in me. Sono contento di aver cominciato a compatire i polli, o i montoni, i conigli, e né li mangio né li desidero, sono contento di compatire i topi, e li lascio scappare, invece di ammazzarli, e sarò contento quando compatirò le zanzare e le pulci. I vegetariani dimostrano la superiorità del cibo senza carne per la salute (procuratevi i libri su questo – c’è quello di Bojdanov – e leggeteli), ma l'argomento principale e inoppugnabile è quello addotto da voi: il sentimento morale. Vi auguro una lieta soluzione del problema che vi tormenta.


Lev Nikolaevic Tolstoj, Perché sono vegetariano, Piano B edizioni 2016, pp. 120-1 

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